Milanese: “Io, il Napoli e gli USA”

Milanese: “Io, il Napoli e gli USA”

A desiderare di partire, per vivere l’esperienza unica nella vita di studiare in un autentico college americano continuando a giocare a calcio non sono solo ragazzi che praticano questo sport per semplice diletto, per così dire. C’è anche chi – e questo dovrebbe essere un indizio non da poco della crescente qualità e attrattiva del movimento calcistico statunitense – il calciatore, qui in Italia, lo ha fatto per davvero. Stiamo parlando di Marco Milanese. Classe 1998, nato a Isernia, ha giocato nell’Under 17 del Parma , poi nell’Under 18 del Torino e infine nell’Under 19 (e per un anno anche in prima squadra) con il Napoli. Poi il crack, la fine del rapporto con il più importante club campano, e la decisione di cambiare completamente la propria vita, volando ad Akron, Ohio, Stati Uniti d’America. Lì, Marco Milanese è giunto da poco più di due mesi e studia Business and Amministration presso la Akron University. Il suo sogno? Giocare da professionista in America, ma acquisendo attraverso lo studio, allo stesso tempo, competenze che gli saranno utili per un eventuale piano B.

Marco, sei in America da pochissimo: quali sono le prime impressioni?

“Devo dire che andare in un altro paese è un’esperienza che ho sempre desiderato fare: è un qualcosa che ti forma per la vita, qualcosa che ti fa diventare un uomo. Il mio sogno era continuare gli studi giocando a calcio ad alti livelli: un’ambizione difficilissima da concretizzare in Italia. L’America, al contrario, mi sta dando l’opportunità di prepararmi per il futuro in strutture incredibili e di giocare a calcio a livelli che non ritenevo credibili qui negli USA.”

Parole importanti, dette da uno che ha giocato nel Napoli.

“È così.”

Quanto è difficile separarsi da casa?

“In realtà sono stato facilitato in questo dal mio personale vissuto. Sono abituato, infatti, fin dai miei quindici anni a stare lontano da casa, dato che ho giocato a livelli professionistici in diverse parti di Italia. Qui però è diverso, perché sono, chiaramente, dall’altra parte del mondo e so che, se ho un problema di qualsiasi tipo, me la devo cavare da solo.

Da questo punto di vista ci tengo a ringraziare i ragazzi di College Life Italia, che quasi ogni settimana si fanno sentire, dimostrandomi la loro vicinanza, per qualsiasi mia esigenza.”

Nel Napoli sei arrivato fino alla prima squadra. Che ricordi hai di quel periodo?

“L’anno a Napoli lo ricordo con il cuore. Allenarsi con la prima squadra ha significato per me la relizzazione di un sogno. In pratica, dal secondo anno di Primavera sono stato aggregato in pianta stabile con la prima squdra. Tutti i compagni mi hanno accolto da subito in modo incredibile, mi aiutavano e mi davano consigli. Vedendolo oggi sembra un qualcosa di così lontano e assurdo, quando ci sei dentro invece, devo dire la verità, non ti accorgi di quello che stai veramente facendo. Per me è stata una grande esperienza sia dal punto di vista emotivo che calcistico, è chiaro.”

Con chi avevi un rapporto più stretto?

“Sono un grande amico di Diawara: abbiamo fatto da subito amicizia perché eravamo i più giovani. Ricordo che dopo gli allenamenti io, lui, Zieliński e Hysaj facevamo tornei insieme… ci divertivamo molto.”

Chi vinceva di più?

“Zieliński era il più forte di tutti, c’è poco da fare.”

Come è finita la tua parentesi lì?

“Ero stato aggregato anche per fare il ritiro e stavo per firmare il mio primo contratto da professionista. Loro fino a dieci giorni prima dell’uscita degli svincoli mi avevano rassicurato in questo senso, per poi improvvisamente dirmi che non facevo più parte del progetto. Quattro panchine con la prima squadra e poi improvvisamente messo fuori. Un atteggiamento strano che mi ha deluso molto. Da quel momento ho cercato alternative, ma nessuna mi ha convinto pienamente: in Italia giocare a dei buoni livelli è difficile per un giovane.”

Non hai perso le speranze però.

“Sono venuto in America per cercare di fare professionismo qui. Al momento sono in una squadra che compete quasi ogni anno per il titolo nazionale, molto seguita dagli addetti ai lavori: il mio sogno è provare a far carriera qui. Se non ci riuscissi, in ogni caso, mi sto impegnando negli studi per costruirmi una solida alternativa.”

Cosa diresti a chi è indeciso riguardo questo tipo di esperienza?

“Da quando sono arrivato qui, molti ragazzi mi hanno scritto per chiedermi le ragioni della mia scelta. A tutti dico che questa è un’esperienza bellissima, che ti fa scoprire una nuova realtà, una nuova cultura umana, ma anche calcistica. Serve però tanta determinazione, perché può essere dura, alle volte. Dal punto di vista sportivo sto scoprendo poi un concetto di squadra che difficilmente ho sperimentato in Italia.”

Come ti sei trovato con College Life Italia?

“Un giorno d’estate sono entrato in contatto con College Life Italia vedendo una loro pubblicità. Li ho contattati e fin da subito ho trovato grande cordialità nei miei confronti. Hanno seguito ogni passo del procedimento, aiutandomi nella procedura burocratica e seguendomi tuttora. Mi trovo benissimo con loro.”

Leave A Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *